lunedì 16 luglio 2012

Samois Sur Seine, Giugno 2012.




Samois sur Seine, festival internazionale Django Reinhardt.
Ne ho già scritto due anni fa, quando ci sono andato per la prima volta, quindi se qualcuno volesse cercare un primo resoconto, potrebbe andare a giugno 2012 su questo blog.
Farò un riassuntino, si parte con pullman della speranza da Roma, scalo a Torino, raccatto compagni di viaggio a Linate, ci si sbarazza del superfluo prima dell'ingresso in Svizzera, si mangia in un posto assurdo, una steak house che pareva uscita dal Kansas. Si parte, si arriva a Samois di notte, si trova la gente che già suona intorno alle tende del campeggio.
L'equipe di viaggio è composta da: Orchestra Cocò, ovvero Augusto Creni, insigne maestro di chitarra, Marco Maturo ed io, accompagnati dal Dottor Masciari, ambasciatore calabrese della chitarra manouche e, all'occorrenza, individuo pericolosissimo. Completa il team il bamboccio MARIANE (questo è il nomignolo con il quale verrà chiamato per sempre, in quanto si chiama Mariano e vien da Napoli).
Stanchi e inebetiti da un viaggio lunghissimo, arriviamo al campeggio illuminato dove già in tanti suonano ovunque. Troviamo, quindi, l'insediamento italiano e ci mettiamo a suonare anche noi, la prima notte è bellissima. Arriviamo al camper di Titi Bamberger, a me ancora sconosciuto, simpatico Manouche ospitale che dispensa vino e birra a chiunque venga a suonare li. Il camper di Titi sembra il bar di guerre stellari, per varietà di personaggi e dialetti. Verso le cinque decidiamo di andare a dormire, ci prestano un furgone dove dormiamo perché non ci sono posti tenda.
Il giorno dopo arriva il posto tenda, ci alziamo alle 9, il caldo nel furgone è imponente. Andiamo alla boulangerie a comprare il pane al cioccolato che è buono e fa bene e cominciamo a fare un sopralluogo per capire dove mettere le tende. Mentre suoniamo con sconosciuti che in breve non saranno più sconosciuti, montiamo anche le tende. Io scrocco il posto e quindi a breve saremo in due in una tenda da uno, ma chissenefrega no? la notte lascio il contrabbasso parcheggiato fuori dalla tenda come una smart e crollo perchè sono due giorni che dormo poco e malissimo. Mentre tutti suonano fuori, io dormo in tenda dentro il mio fido sacco a pelo. Mi sveglio alle cinque con il gomito di MARIANE, padrone della tenda, nell'occhio. Mi giro e vedo che MARIANE, con la sua botta ormonale, ha fatto entrare due graziose donzelle, che abbraccia strette come un polipo, con l'altro braccio, il tutto nel sonno. Una delle due ha anche una gonna leopardata che è molto alzata (causa MARIANE) e lascia scoperto molto culo che non sa esattamente di violette. Considero la mia notte finita (sono passate forse tre ore da quando mi sono addormentato) e comincio a girovagare per il campeggio di Samoreau. Sì perché il festival di Samois è composto di tre parti. Al centro c'è un'isola nella Senna dove ha luogo il festival vero e proprio, con palco ufficiale, musicisti, stand di chitarre e luoghi in cui si mangiano carni strane, e poi a nord e sud dell'isola ci sono due campeggi, Quello di Samoreau, più piccolo, e quello di Petit Barbeau. la cosa bella è che essendo un raduno internazionale di musica manouche ed essendo i manouche un ceppo zingaro, tutti i musicisti di questa genìa arrivano in caravan, camper etc. Solo una piccola parte di loro suona al festival, tutti gli altri suonano in campeggio. Tenda per tenda concerti cone questo o quell'altro, nomi notissimi e perfetti sconosciuti. Quindi il festival è, in realtà, triplo. Comunque, siamo rimasti che mi sveglio e mi rendo conto che una tenda da uno è in realtà abitata da 4 persone ed esco. Wow, esco all'alba e giro per il paesino e il campeggio, in giro piccoli focolai di quelli che ancora suonano. Finisco al bar dello stesso campeggio dove trovo una situazione Felliniana, sette perfetti sconosciuti che bevono e suonano senza dire una parola tra un pezzo e l'altro. Poi a un certo punto parlano, poi ribevono e risuonano. Sembra una barzelletta, un americano, un italiano, un australiano, un inglese, un francese e un tedesco. Chiude la fila una texana che vive a Lione che pare Nonna Abelarda e condensa tutti gli stilemi americani in pochissimi attimi (manca solo che sniffi e sputi tabacco, ovviamente anche lei suona la chitarra manouche e racconta di come la sua chitarra l'abbia scelta, spero non si metta, poi a parlare con la stessa mistica, di musica e segni zodiacali).
Il giorno dopo tutti vanno al festival e io invece dormo (dopo aver suonato tutto il giorno) Il fatto è che si può dormire fino alle 9 del mattino, poi arriva il sole e tutto diventa caldo in tenda. Dalle 17, invece, si dorme assai bene. Mi sveglio e di fronte alla mia tenda, che suona con uno zingaro, c'è Fapy Lafertin, ovvero uno dei miei chitarristi preferiti e uno dei musicisti più significativi di questo genere.
Nessuno suona il contrabbasso con loro, io mi alzo come un automa e vado. Loro sorridono e suoniamo un paio di pezzi insieme. Lui è assente, ti guarda, sa che ci sei ma sta proprio per conto proprio e man mano ti porta nel suo delicatissimo mondo. In campeggio non c'è nessuno, sono tutti al festival, e trovare Fapy così è fantastico. Dopo questi brani ci salutiamo e ognuno se ne va.
I giorni si susseguono, suono con tutti, tutte le sere in un camper diverso e presso gente diversa, facciamo il filmato dell'Orchestra Cocò, accompagnamo con Augusto e una delegazione italiana il grande Jacopo Martini e vediamo un sacco di concerti privati tra zingari e per zingari in campeggio. L'ultimo giorno, mentre sto camminando con il contrabbasso da una tenda all'altra, mi viene incontro Fapy Lafertin e mi chiede "ciao, vorresti suonare con me e il mio gruppo tra un'ora a quella tenda?". Io divento rosso, farfuglio "sì, è un onore", lui ride e se ne va. Un'ora dopo,
Questo
Ovviamente è solo una parte del concerto che è stato bello assai. Anche molto emozionante.
E' l'ultimo giorno di Samois per me, domani vado a Parigi a prendere un aereo per andare a suonare a Viterbo. Cazzo da Samois a Viterbo Il salto è grande.
Mentre parto dalla stazione di Fontainbleau mi rendo conto che:
- non sono uscito da questo campeggio se non per andare al supermercato o a comprare del prosciutto carissimo e unto come il personaggio "Spugna" di Peter Pan.
- non ho considerato proprio il Festival.
- non ho più l'età (e lo dico ogni volta, poi ce ricasco) per dormire in macchina.
- me devo comprà una tenda.
A breve metterò dei p.s. con delle altre cose accadute in loco.
Intanto lascio qui un meraviglioso video di Django dedicato a tutti i musicisti italiani che suonano molto bene e che sono inaspettatamente tanti.

1 commento:

Gualtiero Lamagna ha detto...

Bel racconto, Lucho! QUando spezzeremo 'sta divisione tra anni pari e dispari, magari ci divertiremo insieme.